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Don't Believe The Truth
artista: Oasis
anno: 2005
Track
List:
01. Turn Up The Sun
02. Mucky Fingers
03. Lyla
04. Love Like A Bomb
05. The Importance Of Being Idle
06. Guess God Thinks I'm Abel
07. The Meaning Of Soul
08. Part Of The Queue
09. Keep The Dream Alive
10. A Bell Will Ring
11. Let There Be Love
Ho atteso di proposito questo mese e mezzo prima di
recensire l’ultimo lavoro degli Oasis. Volevo
ascoltarlo bene, capirlo, cogliere anche il suono più
nascosto. Adesso credo di essere pronto, potrei
riuscire a dare un primo giudizio complessivo.
E’ bello quest’album dal titolo filosofico, Don't
believe the truth; non credere alla verità. Traspare
la passione per la musica di questi ragazzi cresciuti,
con alle spalle esperienze straordinarie in seguito
alla consacrazione di band più famosa del mondo, negli
anni ’90, e dopo aver vissuto la parte più eccessiva
del lavoro di rockstar planetarie: i concerti enormi
(ricordiamo le 300.000 persone di Knebworth, nel ’96),
i record di vendite, tanti tanti soldi e tanta tanta
droga.
Oggi sono più maturi, ovviamente. E il disco lo
riflette.
Innanzitutto c’è più democrazia all’interno del
gruppo, non è più il solo Noel Gallagher a comporre le
canzoni, ma anche suo fratello Liam, così come gli
altri due membri entrati nel 2000: Gem Archer
(chitarra) ed Andy Bell (basso). Le sorprese sono
proprio loro, poiché il talento compositivo di Noel è
già noto a tutti.
Il pezzo di apertura, Turn up the sun, è firmato da
Andy ed inizia con dei dolci arpeggi di chitarra
dotati di un suono che per la prima volta compare in
una canzone degli Oasis, tanto da ingannare un
probabile ascoltatore che ignora il gruppo che sta
ascoltando, ma con l’entrata delle chitarre elettriche
distorte, fa ritorno il classico suono del gruppo
inglese, che riporta alla normalità.
L’altro pezzo del bassista è intitolato Keep the dream
alive e sembra scritta da Noel per quanto è oasisiana,
una canzone malinconica ma allo stesso tempo vitale,
dotata di uno splendido ritornello che è così bello
anche grazie alla “solita” voce particolare di Liam.
L’episodio più brutto di Don’t believe the truth è
proprio il primo singolo estratto, Lyla, un brano
mediocre e piatto, ingannevole nell’idea che uno ci si
può fare dell’album. Discorso inverso, invece, si può
fare per quello che sarà il secondo singolo, The
importance of being idle. Cantata da Noel, è una
canzone atipica, particolare. E’ frizzante e composta
da un testo spensierato, non ha una struttura classica
e l’atmosfera richiama sicuramente gli anni ’60. Bello
il solo di Noel e il suo modo di cantare. Una delle
migliori dell’intero album.
E’ doveroso menzionare A bell will ring, scritta da
Gem, e Guess God thinks i’m Abel, di Liam. Se il primo
è un pezzo molto rock, con un testo positivo e vitale;
il secondo è più malinconico e riflessivo. Al
contrario di un altro brano targato Liam Gallagher,
Love like a bomb, una canzone “estiva”, diretta e
ritmata; piacevolissima da ascoltare.
Ma il capolavoro arriva alla traccia numero 8, con
Part of the queue. Manco a dirlo, è firmato Noel (che,
esclusa Lyla, come al solito ha dato vita ai pezzi
migliori). Una linea vocale stupenda e ricercata, un'
atmosfera coinvolgente, una prestazione vocale (ancora
di Noel) eccelsa e una parte ritmica curatissima ed
emozionante, col bravissimo Zak Starkey (figlio del
Beatle Ringo Starr) alle pelli e Lenny Castro alle
percussioni. E’ la parte più alta dell’album e a mio
avviso si candida ad essere una delle migliori canzoni
della storia degli Oasis. Attenzione però, perché
necessita di qualche ascolto prima di apprezzarla
appieno.
Il disco si chiude con un brano che ti aspetti dagli
Oasis e che ti stavi chiedendo quando sarebbe
arrivato. Si chiama Let there be love ed oltre ad
essere la classica ballata alla Noel Gallagher in un
album che non ne ha, si distingue per il fatto che i
due fratelli cantano nello stesso pezzo. Era successo
solo una volta, nel 1995, in Acquiesce, un lato-b
culto per i fan degli Oasis, che compare nel singolo
Some might say .
Noel ha raccontato del suo scetticismo nei confronti
di Let there be love , motivato dal fatto di non
volere una canzone che rappresentasse l'album. Non
desiderava avere un cavallo di battaglia; ma Liam e il
produttore statunitense Dave Sardy (Marilyn Manson,
Nine Inch Nails…) hanno insistito tanto, da
convincerlo.
E in effetti è proprio così, questo Don’t believe the
truth non ha un singolone "spacca-classifiche", come
ci avevano abitutati gli Oasis. E’ un album maturo,
compatto. Bello nel complesso.
Probabilmente, per questo motivo, non venderà tante
copie come al solito, ma faccio fatica a credere che
agli Oasis importi ancora vendere. Volevano dimostrare
la loro crescita musicale e l’hanno fatto.
Questo disco ha superato la prova. Anche se dipende da
quale.
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