LE DICIOTTO CHIESE DEI CASALI
Abbiamo affermato con buona ragione che già verso la fine del XVI secolo Apollosa era cittadina di decenti proporzioni; attraverso la nostra indagine conoscitiva siamo venuti a sapere che nel 1595 l'abitato contava più di 900 anime; in poco meno di un secolo però la popolazione si ridusse del 22%, a causa di due gravi calamità naturali: la peste, il cui contagio si sviluppò a macchia d'olio in tutto il Regno di Napoli sin dal 1656, ed il terremoto del 1688, di cui non conosciamo la portata, ma che le cronache riportano come disastroso. Durante il 600. Apollosa era ben ricca di chiese: una lapide ancora custodita nella chiesa arcipretale di Santa Maria dell'Assunta ne contava tredici (in effetti erano sedici), distribuite in ogni angolo del territorio, in ogni Casale. Successivamente al sisma molte di esse furono abbattute perché lesionate o abbandonate al culto già da tempo. Esse erano:
Le ultime tre non ricorrono tra quelle elencate sulla lapide, ma ne abbiamo rinvenuta la memoria in un registro del l680. Di queste Cappelle, alcune delle quali di patronato laicale, oggi possediamo preziose planimetrie, tra i documenti dell'archivio parrocchiale. Durante la prima metà del XVIII secolo furono costruite altre due Cappelle: una intitolata a san Domenico, l'altra di jus patronato laicale dedicata a San Giuseppe, sul fianco del palazzo baronale. Difficile dire quelle chiese oggi scomparse dove si trovassero, anche perché i luoghi di riferimento a cui alludono i documenti spesso non corrispondono all'attuale toponomastica. Preziose sono le Visite pastorali anche perché sono dei veri e propri inventari e quindi descrivono con dovizia di particolari ogni angolo, persino le suppellettili. |
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LA CHIESA DI SANTA MARIA DELL'ASSUNTA E' la chiesa più importante di Apollosa: già nel XVII secolo essa viene intitolata come arcipretura. Originariamente sorgeva al centro dell'antico abitato, "vicino alla strada regia", quindi nei pressi della località Terravecchia: durante la prima metà del '600 il vecchio edificio fu sconsacrato, perchè stava distante dai casali più densamente popolati e per questo difficilmente raggiungibile, ed uno nuovo, più grande venne costruito laddove ancora si vede, in una località centrale, chiamata "Treduonni". Per la fabbrica della nuova chiesa occorsero le "limosine" dell'Università, il parlamentino locale, e già nel 1614 essa appare completata: infatti in quest'anno, il 17 luglio, il card. Orsini, arcivescovo di Benevento provvide a consacrarla con rito solenne e ad intitolarla alla Beatissima Vergine Maria di Costantinopoli. Nel 1691 lo stesso prelato trasferì alla chiesa arcipretale gli oneri, i benefici semplici e le proprietà immobili delle chiese e Cappelle diroccate o sconsacrate dopo il 1688: così i benefici senza cura delle chiesette di S. Gregorio e di S.Giovanni de Sala, di S.Pietro, di S.Martino e S.Vito e di molte altre Cappelle non più praticate al culto, perchè sconsacrate o fatiscenti. Attualmente, la chiesa ha impianto a tre navate ed è di media dimensione, ma riteniamo che nel tempo essa abbia subito diversi interventi di ampliamento, rispetto alla fabbrica primitiva: l'ultimo rifacimento, conseguente al terremoto del 1980, ha svilito buona parte delle funzioni architettoniche e stilistiche originarie, seppure la struttura e l'impianto non siano stati modificati. Così lacomunissima pavimentazione, gli intonaci, la vòlta, l'assenza di decorazioni, stucchi e fregi cromatici, lungo le modanature e nell'abside, tutto l'insieme risente di un monotono appiattimento. Ma fino ad un paio di secoli fa la chiesa arcipretale di Apollosa aveva ben altre fattezze: nell'Inventano Orsini abbiamo rinvenuto una preziosa descrizione del 1712, l'unica che possa darci un'idea di come doveva essere la costruzione originaria, prima delle trasformazioni: |
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"Si entra a questa chiesa da due parti, la minore laterale, che riguarda occidente. e la maggiore, che riguarda mezzogiorno, sopra di cui è il Nicchio, dove sta dipinta l'Jmmagine di S.Maria dell'Assunta. Dentro la chiesa nei muri laterali, di qua e di là della porta maggiore sono due fonti di pietra ad uso dell'acquasanta ed a man sinistra della stessa porta è la Tribuna di fabbrica con cancelli intorno di legno in torniti. Nel pavimento di detta Tribuna è il Sagrario, e nel muro dipinta l'Imagine di San Giovanni in atto di battezzare Christo Signor nostro, ed uno armadietto di legno entro muro . La Fonte battesimale esistente in detta Tribuna, con coverchio di rame, cibborio di legno serrato con chiave e foderato di tela bianca ed il canapeo di tela dipinta. Nelle mura laterali vedonsi due sedi confessionali di legno (...) Presso la parte laterale vedesi il pulpito di legno ben condizionato, al quale si ascende per una scala di fabbrica, situata dentro il muro laterale, con portella di legno. (...). Nel pilastro del corno del Vangelo vedesi un altro armadietto di legno, fabbricato nel muro (...) Sopra il suddetto armadietto vedesi un altra iscrizione intagliata sopra marmo. Dietro l'Altare Maggiore, vedesi la sagristia, alla entrasi per due lati di detto Altare (...) dove si conserva una Urna (...) ben serrata e soggellata dentro della quale vedonsi quattro vasi di vetro con quattro reliquie, cioè di S.Sidronio, S.Silverio, S.Secondino e S. Leucio, nel muro affisso un quadro con stra gallo di legno, sopra dorato e con cornice di stucco, dove veneransi l'Imagini di S.Maria di Costantinopoli, S.Filippo Neri, S.Francesco di Paula, S.Antonio da Paduae S.Francesco d'Assisi. (...) La detta Sagristia è lunga pal. 28, larga pal. 22, compreso il Presbiterio. Questa Chiesa consta di una nave lunga pal.64 e larga pal.30 ed ha il suo pavimento di lastrico, dove stanno due sepolture (per il clero e per i bambini) (...) Detta nave è coverta d'imbrici ed ha il suo suffitto efregi dipinti, ed in mezzo del suffitto vedesi un quadro con cornice di legno sopra dorato, dove venerasi l'Imagine di S.Maria dell'Assunta (...) e li dodici Apostoli. Nel muro del frontespizio vi è una sola finestra con vetriata e rete coll'occhio con millesimo dipinto sopra muro Anno Domini MDCCI. (...) |
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Il documento si sofferma quindi nel descrivere la disposizione dei tre Altari, quello Maggiore ed i due minori. La chiesa fu dotata di campanile a due ordini di piani. posto alla destra del frontespizio. laddove ancora oggi si vede, al quale si accedeva tramite un scala "..fatta a lumaca". Nel vano terminale trovavano posto tre campane, una dal suono grave, le altre due minori, di cui la più antica recava inciso l'anno 1505: noi riteniamo che essa fu trasferita dalla chiesa vecchia alla nuova, prima del definitivo abbandono; la più grande invece fu ordinata ex novo ad una fonderia napoletana nel 1632. Dentro la Chiesa arcipretale dell'Assunta di Apollosa vi erano nel 1712 ben quattro Cappelle minori: la prima intitolata a Santa Maria di Costantinopoli, la seconda alla Madonna del SS. Rosario, la terza a Sant'Antonio Abate e l'ultima alle Anime del Purgatorio. Non deve peraltro sorprendere la presenza di più culti devozionali in un solo luogo già intitolato: fin dalla prima metà del XVII secolo, infatti, quel grande sforzo di rinnovamento spirituale partorito dal Concilio di Trento (1545-1563), che la storia ricorda come Controriforma cattolica, introdusse ed impose nuove sacralità: intensificò quella di S.Giuseppe, creando ex novo la devozione alle Anime del Purgatorio e alla Madonna dei SS. Rosario, che, dopo la parentesi tridentina, anche in risposta alle tesi discreditanti di Lutero, rappresentò nelle preghiere dei fedeli della Chiesa di Roma lo stadio di intercessione per ottenere la misericordia divina. Così si spiega anche ad Apollosa, come d'altronde in tutta Italia, la profonda devozione a sacralità fino ad allora riposte nell'ombra e la proliferazione di Cappelle e benefici in loro onore. Nel 1687, però, l'arcivescovo Orsini ordinò che l'Altare intitolato alle Anime del Purgatorio fosse demolito, perchè sprovvisto di dote per la dovuta manutenzione ed i relativi benefici furono così trasferiti alla Cappella di Sant'Antonio Abate. Di quest'ultimo Altare sappiamo che nel 1712 esso era disposto nella navata di sinistra, come altare laterale minore, sopra il quale si trovava una tela che raffigurava appunto il Santo con altri e l'Immacolata Concezione. Quanto alla Cappella di S.Maria di Costantinopoli, i documenti riferiscono che da sempre essa è stata unita all'Altare Maggiore, nel senso che la tela raffigurante la Madonna tra i Santi era posta nel presbiterio, sopra il tabernacolo, laddove oggi sorge il "trono" di Sant'Anna, voluto e fatto costruire da don Pasquale Mazzei. Infine, la Cappella intitolata al SS. Rosario esisteva già nel 1687, anche se non conosciamo il luogo esatto dove il medesimo Altare era collocato, lungo i muri delle navate laterali. Una volta non esistevano i cimiteri, come luoghi a sè stanti, ma incorporati in edifici religiosi. Questa pratica ha origini medioevali e rimase in vigore fino al ben noto editto di Saint Claude, che prescriveva la sepoltura dei morti fuori dalle mura cittadine. La chiesa arcipretale di Apollosa svolse anche questa funzione: sappiamo infatti che attaccata al lato destro della chiesa, precisamente collegato alla torre campanaria, vi era un cimitero scoperto di media grandezza, con al centro un obelisco in pietra, terminante con croce in ferro. Secondo consuetudine antica, le ossa dei defunti venivano seppellite in fosse comuni distinte per sesso: tramite uno stretto corridoio, si scendeva in uno stanzino, che a sua volta immetteva alle due distinte sepolture. |
Immagine risalente al 1950
Immagine dell'altare in una cartolina d'epoca |
LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA Posta nella omonima frazione, in origine era senz'altro una Cappella di campagna,sottoposta a jus patronato laicale. L'ipotesi di una origine gentilizia ci viene dall'assenza di un qualsiasi agglomerato urbano precedente o contemporaneo alla costruzione dell'edificio religioso. A differenza della Chiesa arcipretale di Apollosa capoluogo. la Cappella di S.Giovanni ha il pregio di presentarsi oggi come probabilmente venne costruita la prima volta, noi riteniamo nella prima metà del XVI secolo. Purtroppo il tempo non ci ha consegnato gli atti di fondazione per S.Giovanni, come per le altre Chiese di Apollosa, se non per la sola Cappella di S.Giuseppe in copia postuma. |
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| Poche righe nell'Inventano Orsini ci ricordano che nel 1712 la chiesetta era intitolata a S.Giovanni de Sala ed era al tempo diroccata: ciò stimola e convalida la nostra ipotesi per cui l'abitato di Apollosa già nel ‘500 si era trasferito a monte e laddove oggi sorge la frazione di S.Giovanni non vi era che una "curtis", una casa colonica o qualche masseria di proprietà, di cui neppure si può accertare ora l'esistenza. Poco più a valle invece doveva già esistere il Casale dei Grassi, la cui costruzione, a nostro avviso, testimonia il graduale trasferimento dell'abitato dall'antica "taberna" al luogo dove ora si trova. Tuttavia, già nel 1686 il Registro dello Stato delle Anime attesta la formazione di un vero e proprio nucleo urbano. 7 case proprie per una popolazione di 47 residenti. | ![]() |
La frazione ha quindi origini molto più remote, rispetto ad Apollosa capoluogo: fu, evidentemente, proprio la comunità di fedeli a richiedere l'autorizzazione vescovile per ricostruire l'antica Cappella diroccata, per gli stessi motivi di distanza notevole dalla Chiesa arcipretale del capoluogo e per gli "...in commodi grandissimi nel somministrare e ricevere i sagramenti..," già incontrati per S.Maria dell'Assunta. I residenti provarono quindi la necessità di avere un luogo di culto vicino e proprio; da qui la ragione della ricostruzione dell'edificio. Ma ritornando all'assunto: dalle righe che abbiamo risulta che l'antica chiesa di S. Giovanni de Sala agli inizi del XVIII secolo era diroccata ed il beneficio semplice, senza cura alcuna, era stato trasferito ed unito alla Chiesa arcipretale posta "...nel Castello dell'Apellosa Successivamente, forse già durante la prima metà del ‘700, essa venne riedificata, ma non sappiamo se uguale a quella primitiva, che era di media grandezza. L'interpretazione storica del documento, abbinata alle testimonianze artistiche ed archeologiche che ancora si leggono sul territorio, è fondamentale per tracciare la nostra ipotesi sulla nascita dell'agglomerato urbano di S.Giovanni di Apollosa. Lo riportiamo affinchè ognuno possa trarre le personali convinzioni su quanto abbiamo scritto o sviluppi proprie ipotesi storiche di ricerca alternativa. Riguardo alla primitiva chiesetta, esso dà particolari precisi e preziosi: (...) "Inventario del Beneficio semplice senza cura sotto titolo di S. Giovanni de Sala unito alla Chiesa Arcipretale del Castello dell'Apellosa - (1712). La Chiesa Sotto il titolo di S.Giovanni de Sala presentemente diruta e assolutamente vi sono rimaste alcune mura, che indicano essere stata Chiesa. Era posta nelle pertinenze dell'Apellosa nel luogo detto Corte di S.Giovanni, circa 300 passi distante dalla Chiesa Arcipretale, lunga pal. 44, larga pal. 20. |
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CHIESA DI S. GIUSEPPE Del1a Chiesa di S.Giuseppe , nata come Cappella di jus patronato laicale e per le pubbliche funzioni nel perimetro del palazzo baronale sappiamo abbastanza, siccome la gelosa conservazione di alcuni manoscritti del XVIII secolo da parte della famiglia Varricchio, ultima proprietaria dello stabile, permette oggi di ricostruire agevolmente le ragioni, i criteri e l'iter storico della costruzione della Chiesa. Non è esatta la comune ipotesi per cui 1 ‘edificio era già esistente nel 1712: la platea che raccoglie gli atti di fondazione attesta l'effettiva presenza della chiesa di S.Giuseppe nel territorio di Apollosa soltanto nel 1718. Idocumenti precedenti si riferiscono a solleciti rivolti ad ottenere autorizzazione ecclesiastica per l'erezione e a costituzioni notabili dei fondatori e delle doti necessarie alla funzionalità del luogo pio. Nata con la duplice intitolazione a Santa Maria delle Grazie e S. Giuseppe, la Cappella sorse come corpo aggiunto al palazzo baronale, che già preesisteva da tempo. Fondatori furono i fratelli Giuseppe e Geronimo Savoia, ambedue parroci, originari di Montesarchio. Essi acquistarono il palazzo e le proprietà congiunte ad esso dai nobili Lancellotti, con i titoli connessi. In un atto datato 2 luglio 1713 la Chiesa era ancora "erigenda", quindi da costruire: forse mancavano le risorse economiche e la dote dal momento che già prima della sua costruzione i Savoia s'impegnarono in un lascito testarnentario, la donazione ditale Domenica Landolfi e sua figlia, suor Antonia Zollo. Esse richiesero come contropartita di essere seppellite nell'ossario privato, senza alcun'altra spesa aggiuntiva. I due parroci riuscirono comunque nell'intento di dotare sufficientemente la Chiesa , impegnando i terreni in contratti enfiteutici ed una serie di benefici di terreni e servizi concessi loro da consuetudini e da diritti feudali; nè mancarono congrui legati pii, per la celebrazione di 5 Messe in suffragio dei defunti. Le intenzioni dei fratelli Savoia, certificate dai documenti utili ed accompagnate da un elenco dei territori di proprietà e dei beni posti in territorio di Apollosa in dote alla Chiesa, furono così inviate all'attenzione dell'arcivescovo di Benevento. card. Vincenzo Orsini, 1' 8 aprile 1713 ed ottennero l'assenso dell'autorità ecclesiastica a costruire luogo religioso. La Cappella , con un solo Altare, intitolato a S. Giuseppe, fu terminata cinque anni più tardi, nel 1718, e consacrata con rito solenne dall'Arcivescovo di Benevento il 7 novembre di quell'anno. Non sappiamo se ambedue i fratelli ebbero il piacere di vedere consacrata la loro Chiesa di jus patronato, siccome già in un istrumento di concessione del 1720, d. Geronimo viene soppiantato dal nipote Pietro, anch'egli prete. Oggi l'edificio, monumento nazionale, è in condizioni di estremo degrado, siccome necessita di urgenti interventi di ripristino: l'attuale proprietaria. prof. Maria Immacolata Varricchio, attende fiduciosa che sia la Cappella che l'annesso palazzo baronale vengono riattati. con tutti gli strumenti utili a conservarne le caratteristiche di costruzione seicentesca. |
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CHIESA DI CHIESA DI S. DOMENICO Della Chiesa intitolata a S. Domenico oggi non rimangono che ruderi a poche decine di metri dall'Appia, nei pressi dello svincolo della frazione Tufara per Apollosa. Edificata a devozione popolare nel 1706 sul passo su iniziativa della sig.ra Maddalena Capece Piscicelli, duchessa di Apollosa a giovamento dei fedeli della località Taverna, di essa non conosciamo che le originarie fattezze se non per la dettagliata ricostruzione che ce ne offre l'inventario Orsini, per una Visita pastorale compiuta nel 1712. E' incredibile quanto la legge inesorabile del tempo e la mano profanatrice dell'uomo hanno provocato ai danni di S. Domenico in poco più di un secolo, siccome crediamo che la Chiesa abbia svolto le sue funzioni di luogo pio fino all'ultimo periodo borbonico, prima dell'unità nazionale. Artisticamente comunque l'edificio si presentava di modeste dimensioni, ad una sola navata e senza particolarità di gusto estetico. Noi riteniamo che l'abbandono sia stato dovuto soprattutto al graduale trasferimento dell'abitato di Taverna verso il nucleo centrale di Tufara, per cui la pratica della Cappella è andata scemando, fino a consigliarne la definitiva chiusura. Seguiamo con l'attenzione di chi riguarda un passato ormai cancellato, quanto illustrava con dovizia di particolari, l'emissario di monsignor Orsini nel 1712: "(...) Si entra a questa Chiesa per una porta che riguarda Occidente, sopra di cui è il Nicchio, dove sta dipinta 5. Maria delle Grazie, 5. Domenico e 5. Filippo Neridipinti afregio. Entro la Chiesa nelmuro laterale, dalla parte dell'epistola vi è la fonte di pietra di Vitulano ad uso dell'Acquasanta, dalla parte del Vangelo vedesi la Fonte con vasca colla chiave di ottone, vicino alla quale vi è un genuflessario, un (...) armadietto col sopracalice di noce. Questa Chiesa consta di una nave lunga palmi 37 e larga pal. 20 e mezzo ha il suo pavimento di lastrico: detta Nave è coverta di imbricie ha il suo soffitto. Le pareti unteriori sono stuccate ed imbiancate, le esteriori imbiancate ed arricciate. Nel muro del frontespizio vi sono due finestre a simetria, munite con vetriata e rezze (...) A capo della Chiesa rimpetto alla porta vedesi eretto l'Altare. Lo stipite di esso è difabbrica dipinto afregio davanti con mensa di pietra di Torrecuso a tre pezzi (...) e nel muro vedesi un Icona nel mezzo della quale sta decentemente collocato un quadro sopra tela dove venerasi la Imagine del Patriarca 5. Domenico, con cornice di legno e stra gallo sopradorato (...) è stato consagrato dall'em.o Sig. Cardinale Orsini (...) il di 24 ottobre 1708. |
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CHIESA DI SAN GREGORIO Esisteva una volta in località S. Gregorio di Apollosa una Cappella intitolata al Santo, che già al tempo della redazione dell'Inventano Orsini (1712) era diroccata del tutto; nè ci riesce facile identificare il Casale ove essa sorgeva. Sappiamo però che era di medie dimensioni e che sorgeva poco distante.".. .circa cento cinquanta passi..." dalla Chiesa arcipretale. I suoi benefici, visto l'abbandono e le condizioni di degrado, furono annessi alla Chiesa di S.Maria dell'Assunta, durante la prima metà del XVIII secolo. |
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CHIESA DI S. PIETRO Nell'Inventario Orsini, si accenna ad una Cappella intitolata a S. Pietro apostolo, in tenimento al Venerabile Collegio dei Padri Scozzesi di Roma. Tuttavia non essendovi alcuna cura, nè manutenzione, il luogo pio già nel 1712 era fatiscente; il documento recita: "...presentemente è diruta.. La Cappella doveva sorgere molto vicina alla Chiesa arcipretale, nel luogo allora chiamato S.Pietro, e fu forse l'apertura della nuova parrocchia (prima metà del XVII secolo) che ne consigliò la chiusura e la sconsacrazione. Per la difficoltà di manutenzione e la mancanza di fondi di sostentamento, i Padri romani autorizzarono il trasferimento dei benefici all'Altare Maggiore della Chiesa arcipretale di Apollosa il 7 giugno 1691. |
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CAPPELLA DELLA SS. ANNUNZIATA Detta anche dell'Annunciazione, dai documenti sappiamo che già durante la prima metà del ‘700 essa era già diroccata per buona parte, siccome "...vi sono rimaste alcune Mura...". Cappella era posta nel centro storico di Apollosa, nella zona più antica del paese, in quel luogo che già nel XVII secolo veniva detto appunto della SS. Nunziata, ad un miglio circa dalla Chiesa arcipretale. Era di modeste proporzioni ed i suoi benefici furono annessi a quelli di 5. Maria dell'Assunta nel 1691. |
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CAPPELLA DI S.NICOLA La devozione per 5. Nicola di Bari nel Sannio ha radici storiche antichissime: numerose sono le Chiese intitolate al Santo, valga per tutte quella del XII secolo, splendido e raro esempio di arte romanica in provincia, che si trova su Latonuovo di Montesarchio. La Cappella di S.Nicola di Apollosa doveva essere antichissima: sorgeva alla località Terravecchia, nei pressi del torrione quindi. L'Inventano Orsini ci informa che essa era "...attaccata all'antica Chiesa, circa un miglio distante dalla Chiesa Arcipre tale...": a quale altra si riferisce non potremo mai saperlo. E' possibile il riferimento dalle Cappelle che sorgevano dentro i manieri medioevali, quindi nelle mura del torrione e per questo "antica. ma è pur sempre un'ipotesi non accertabile. Nel corso di una Visita pastorale del 1712, l'edificio, di modeste dimensioni, già appare in condizioni fatiscenti, con solo alcune mura rimaste in piedi. all'antica Chiesa, circa un miglio distante dalla Chiesa Arcipre tale...": a quale altra si riferisce non potremo mai saperlo. E' possibile il riferimento dalle Cappelle che sorgevano dentro i manieri medioevali, quindi nelle mura del torrione e per questo "antica. ma è pur sempre un'ipotesi non accertabile. Nel corso di una Visita pastorale del 1712, l'edificio, di modeste dimensioni, già appare in condizioni fatiscenti, con solo alcune mura rimaste in piedi. all'antica Chiesa, circa un miglio distante dalla Chiesa Arcipre tale...": a quale altra si riferisce non potremo mai saperlo. E' possibile il riferimento dalle Cappelle che sorgevano dentro i manieri medioevali, quindi nelle mura del torrione e per questo "antica. ma è pur sempre un'ipotesi non accertabile. Nel corso di una Visita pastorale del 1712, l'edificio, di modeste dimensioni, già appare in condizioni fatiscenti, con solo alcune mura rimaste in piedi. |
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CAPPELLA DI S. SEBASTIANO Sicuramente fuori mano, in un luogo detto appunto "5. Sebastiano", lontano 800 passi dalla Chiesa arcipretale, sorgeva una Cappella intitolata al Santo martire, siccome il documento dice che si trovava "...in pértinenze dellApellosa..." e quindi estranea al centro abitato. Consistenti indagini archeologiche potrebbero confermare le descrizioni del 600 e localizzare i ruderi ancora disseminati qua e là sul vasto territorio del Comune di Apollosa. Per dovere di verità, lasciamo ai posteri della ricerca il successivo compito: ci limitiamo a dire che 5. Sebastiano era di dimensioni molto modeste e che l'arcivescovo Orsini, essendo il luogo diroccato già da tempo, trasferì ogni beneficio e titolo nell'Altare Maggiore della Chiesa di 5. Maria dell'Assunta. |
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CAPPELLA DI S. CLEMENTE Anche il culto in onore di S.Clemente nel Sannio ha origini storiche molto antiche. In territorio di Apollosa sorgeva una Cappella di medie dimensioni di probabile fondazione gentilizia, dedicata al Santo, molto lontana dall'abitato. Essa "...era posta tra le pertinenze dell'A pellosa e Castelpoto, ne luogo detto Piesco di Chiumiento, seu Cardullo". Lunga 40 palmi e larga 20, era per intendersi quanto la Chiesa di S. Giovanni, distante più di un miglio dal centro. Già nel XVIII secolo non ne rimaneva che un rudere: l'abbandono fu evidentemente dovuto ancora una volta al trasferimento degli abitanti della contrada. |
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CAPPELLA DI S. GIULIANO Assieme alla Chiesa di 5. Clemente, viene ricordata nell'Inventario Orsini quella dedicata a 5. Giuliano: anch'essa Cappella di confine, posta ben lontano dal centro abitato, essa sorgeva".. .nel luogo detto la Pera , seu La Chiena. Conosciamo le sue modeste dimensioni e le condizioni estetiche: era già nel 1712 diroccata, quasi del tutto caduta, essendo con poche vestigia di muro...". L'Orsini trasferì nel 1691 i benefici della Cappella nell'Altare Maggiore della Chiesa arcipretale, dalla quale distava più di un miglio. |
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CHIESA DI S. MARIA AL GALLO La Chiesa di S.Maria a Gallo (ignoriamo la derivazione etimologica del termine di qualificazione) era di medie dimensioni: misurava 40 palmi per 20 e sorgeva nell'agglomerato omonimo, appunto "...nel luogo detto S. Maria a Gallo", a circa 500 passi dalla Chiesa arcipretale. Distante alquanto dal centro, fu abbandonata forse per lo spopolamento del Casale che serviva. L'Orsini ne dispose il definitivo abbandono, siccome il luogo pio era ormai ridotto ad un ammasso di ruderi. Sulla localizzazione della Chiesa e del relativo Casale, vivo in epoca in epoca medioevale, ma già assente nei Registri dello Stato delle Anime più antichi, ci esentiamo.dal discutere, per mancanza di fonti documentate. |
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CAPPELLA DI S. MARIA A CAMPANARO Continua l'elenco delle Chiese già diroccate al tempo dell'Orsini, ma qualche secolo prima centri vivi di fede religiosa in Apollosa. Tra le Cappelle più grandi, vi era quella intitolata a S. Maria a Campanaro spontanea e probabilmente veritiera la deduzione etimologica della qualificazione: la presenza di una torre campanaria può aver denominato non soltanto il luogo pio, quanto anche il posto, siccome nell' Inventano viene detta trovarsi nelle pertinenze di Montesarchio, nei luogo detto S.Maria a Campanama comunque a 500 passi dalla Chiesa arcipretale. Noi diremmo lungo l'attuale provinciale che conduce a Montesarchio. Disposta sulla periferia dell'Apollosa vecchia, alle falde del Tabumo, durante il XVI e XVII secolo fu lasciata senza cura e manutenzione, per cui l'edificio crollò e fu depredato dai soliti ignoti. Oggi non se ne vede traccia alcuna. |
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CAPPELLA DI S. MARCELLO Un'altra Cappella intitolata a S. Marcello doveva esistere lungo la provinciale (allora mulattiera) che conduce a Montesarchio, ancor più distante dall'abitato di Apollosa; ce ne dà notizia 1 ‘Orsini, ricordando che "...era posta nelle pertinenze di Montesarchio, nel luogo detto S,Marcello...". Essa era distante circa 1000 passi dal centro e quindi dalla Chiesa arcipretale. Anche S. Marcello, come già visto per S.Maria a Gallo e S. Maria a Campanaro, era nel 1691 era ridotta ad un rudere, per cui in quell'anno tutti e tre i benefici furono trasferiti all'Altare Maggiore della Chiesa di S. Maria dell'Assunta. |
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CAPPELLE DI S. MARTINO E DI S. VITO Sappiamo di certo che si trattava di due titoli e due Chiese distinte: infatti in una Santa Visita del 7 giugno 1691, l'emissario del vescovo Orsini accenna ad una "...Chiesa di S. Martino , spettante al Rev.mo Capitolo Beneventano. La Cappella già a quel tempo era fatiscente, per cui l'incaricato intimava all'Arciprete in carica, don Scipione Lignella, di provvedere con urgenza alla demolizione della stessa, addirittura "d' eseguire il tutto entro un mese...". Dell'altra Cappella intitolata a 5. Vito invece non abbiamo reperito notizia alcuna tra i documenti. |
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CHIESA DI S. GIOVANNI DE LONGELLO Ultima Chiesa ad essere numerata dall'inventario Orsini èquella intitolata a 5. Giovanni de Longello: anche qui l'origine etimologica del qualificativo è sconosciuta. Perlaverità. i documenti arrancano anche sull ‘effettiva esistenza di una qualche Chiesa così denominata, siccome "...per essere antico non si ha memoria se haveva Chiesa propria. L'edificio viene perciò riportato in fede da documenti precedenti, ma già non esiste nel 6OO traccia alcuna di quest'antichissima Cappella, di cui all'Inventano sopravvive soltanto il beneficio semplice senza cura, trasferito, come tutti gli altri, all'Altare Maggiore della Chiesa arcipretale. |
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APPELLE DI S. MARIA ALL' AURO E S. FELICE Delle due Cappelle di Santa Maria all'Auro e San Felice (ma èprobabile che i due titoli fossero incorpati in una sola Chiesa) non abbiamo rinvenuto traccia nell'Inventano Orsini, che pure riporta tutte le altre. Eppure i benefici semplici senza cura dei due titoli ricorrono nella lapide del 1691 posta sul fondo della navata principale della Chiesa arcipretale. Inutile dilungarci in proposito. |
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