LE ORIGINI
La cittadina di Apollosa ha origini alto-medievali se non romane o addirittura osco-sannitiche. La sola presenza certa sul territorio, laddove ora si vedono le frazioni di Tufara, di una "taberna" equivalente ad una stazione di sosta lungo il percorso dell'Appia già in epoca romana (III-II sec. a.C.) può significare molto. |
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D'altra parte, la consuetudine dei Romani di istituire oasi di riposo lungo le strade consolari almeno ogni dieci miglia induce a considerare la presenza di un luogo di ristoro. Resta strano che ivi sorgesse una "mansio" in quanto troppo vicina la città di Benevento. Ha valore storico la presenza di una "taberna" lungo la trafficata via Appia, unico percorso utile da Roma per raggiungere agevolmente Brindisi e l'Adriatico ed ha favorito e creato le premesse per la costituzione di un elementare agglomerato urbano. La "taberna" che fu ristoro per tanti viandanti oggi non rimane che qualche cartina, e sicuramente i materiali di fabbrica furono utilizzati per la costruzione di altre dimore in epoca successiva. A lungo si è parlato delle origini che Apollosa avrebbe dato al grammatico latino Turpilio Priscianno , sulla base del rinvenimento di una epigrafe sepolcrale nei pressi dell'Appia: in effetti anche lo storico Meomartini (il primo ad affrontare l'argomento) si mostra scettico in proposito. |
Hic situs est nostrao splendor Turpilius urbis Grammaticus prisci víctor, et ultor ani. |
L'abitudine romana di edificare torri di vedetta nei punti strategici, onde prevenire e contrastare tempestivamente qualsiasi attacco nemico favorì anche sull'altura di Apollosa. come in molti antri luoghi del Sannio. la realizzazione di un bastione militare. Una lapide rinvenuta nei dintorni e catalogata dal Mommsen ne attesta l'esistenza già nel II sec., anche se i resti che oggi si vedono coperti da una fitta vegetazione si devono ad una ricostruzione normanna. |
IMP. CAESAR L. SEPTIMIUS. PIUS. PER TINAX. PONTIF. MAXIMUS. TRIB. POT. VI IMP.XI. COSS. II. P. P. PROCOSS. ET... IMP. CAESAR. M. AURELIUS. ANTONINUS. AUG. IMP.SEVERI. AUG. F. TRIB. POT. PROCOS. PONTEM VETUSTATE DILAPSUM A SOLO SUA PECUNIA RESTITUERUNT |
L'origine del toponimo, superata ormai da lungo tempo l'attribuzione semantica si affascinante di un altare in loco dedicato al dio Apollo (da cui "Apollosa"), sostenuta da fra' Arcangelo da Montesarchio, scaturisce dalla metamorfosi morfologica di "Lapillus miliarius", la pietra miliare che i Romani sistemavano lungo le strade ad indicare il miglio e la distanza da Roma, le deformazioni dialettali portarono ad indicare la "taberna" come "Lapillusia" e da qui si giunse facilmente in epoca medioevale (sec. VII-VIII) al toponimo "La pellosa". Tali evoluzioni linguistiche non sono sufficientemente attestate: sono invece documentate le varianti "Pellosa" e "Pelusia" di epoca normanna ed angioina (sec.X-XIII), ma stavolta esse già indicano la presenza di un agglomerato urbano posto a circa un miglio dalla "taberna" romana. E' il "castrum" voluto dai Normanni e sviluppatosi spontaneamente intorno ad una torre di vedetta, da cui bene si distingue il tracciato dell'Appia, fin quasi all'Epitaffio di Benevento, da un lato, e alla gola di Rocca, dall'altro. In età moderna incontriamo nei documenti il termine "Lapillusia" ed il più recente "Lapillosa" (sec.XV-X VIII), mentre ottocentesca è la variante "Apellosa": siamo ad un passo dall'odierno "Apollosa", con cui il toponimo si assesta dal secolo scorso ed è in uso corrente. |
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Ritornando alle origini dell'abitato, assistiamo, tra il VI e l'VIII secolo a nuove strategie difensive, per cui la gente del contado dal fondovalle, a seguito delle invasioni barbariche, si trasferisce sulle colline: si pongono così le basi del primo insediamento urbano, inteso in senso municipale moderno, della odierna Apollosa nell'area detta Terravecchia, ancora oggi custode di ruderi e vestigia millenarie. Il primo nucleo abitato si sia sviluppato a monte, proprio intorno all'antico torrione di vedetta: il tipo di relazione politica, sociale e militare è peraltro comune alla nascita di altri centri urbani del Sannio, teatro in questo periodo oscuro di devastazioni e violenze di ogni tipo. E l'Appia consolare, che per secoli era stata condizione di benessere e di sviluppo, si trasformò nell'alto medioevo in occasione per guerre e distruzioni. Con il crollo dell'Impero romano le nostre terre abbandonate a se stesse non opposero alla tenacia degli invasori (Visigoti, Unni ed Ostrogoti) che la sola resistenza difensiva. Gli abitanti del contado ripararono negli edifici meglio disposti ad affrontare un attacco nemico, generalmente sulle alture o negli anfratti ben disposti alla strategia militare. E' questo il tempo in cui le città sannite si arroccarono attorno ai castelli e si protessero con poderose cinte di mura: ma Apollosa, in quegli anni poco più di un villaggio di povere capanne evidentemente non resse all'urto dell'invasore e capitolò come molti altri nuclei e villaggi rurali del Sannio. E le rovine della primitiva torre di Terravecchia oggi sono ancora lì, a testimoniare quelle tragiche ore. |
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Apollosa però ebbe il tempo di rinascere: un lungo periodo di stabilità e di pace favorì la crescita sociale e culturale. D'altronde i Longobardi non tesero a soffocare le potenzialità delle popolazioni indigene, anche se, come riportano i documenti del tempo, non mancarono tensioni, contrasti interni e conflitti periodici con i barbari dominatori. La piccola cittadina di Apollosa crebbe, fino a quando nuove e cruente incursioni devastarono soprattutto i centri del Sannio lambiti dall'Appia verso la metà del IX secolo, allorchè il governo longobardo cominciò a vacillare: ne approfittarono i Saraceni, guerrieri arabi, che si erano stanziati in Sicilia e periodicamente depredavano barbaramente le nostre terre, mettendo a dura prova anche le fortificazioni difensive. Il villaggio di Terravecchia venne nuovamente distrutto e la popolazione arretrò ancor più, rifugiandosi alle falde del monte Taburno, laddove si sentiva maggiormente protetta da un anfratto naturale. Intorno al X secolo, i Longobardi, ormai in uno stato di completo disfacimento organizzativo, si resero ancor più ostili alle popolazioni del Sannio con alcune norme vessatorie mentre il potere ducale a Benevento era minato alla base dall'alta e media aristocrazia. Nei favori della confusione, operò uno sparuto gruppo di avventurieri provenienti dalle regioni dell'Europa del nord, i Normanni, sbarcati nel 1016 sulle coste della Campania: essi lavorarono con destrezza e con forza, ora al fianco dei Duchi longobardi, ora fomentando le rivolte e lusingando contadini e piccoli vassalli, al punto che già nel 1030 essi controllavano buona parte della Campania. Ed è proprio ai Normanni che si deve il primo, vero, considerevole sviluppo urbanistico di Apollosa, inteso in senso moderno: alla loro alacre ed instancabile opera di costruttori si deve l'ultimo rifacimento del torrione di vedetta, che poco più tardi sarebbe stato nuovamente abbattuto e quindi del tutto abbandonato, perchè ormai lontano ed inutile alle necessità difensive dell'abitato, che cresceva più a monte. Per questo, insistiamo nel dire che la vera storia, il passato civile di Apollosa parte dai Normanni (sec.XI-XII). |
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Un richiamo dal ... Purgatorio! Io mi volsi ver lui e guarda il fiso: biondo era e bello e di gentile aspetto, ma l'un de' cigli un colpo avea diviso. Quand'io mi fui umilmente disdetto d'averlo visto mai, el disse: «Or vedi»; e mostrommi una piaga a sommo 'l petto. Poi sorridendo disse: «Io son Manfredi, nepote di Costanza imperadrice........ l'ossa del corpo mio sarieno ancora in co del ponte presso a Benevento(*),sotto la guardia de la grave mora. ( III canto del purgatorio de La Divina Commedia di Dante Alighieri) (*)Quel ponte di cui fa cenno Dante per bocca di Manfredi di Svevia è quello che si trova in contrada Epitaffio, nel territorio di Apollosa, sul confine con quello di Benevento.
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